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mercoledì 15 gennaio 2014

Anno nuovo...Vita nuova

Ho voglia di novità, ho voglia di cambiamento.
Faccio la mamma a tempo pieno (con una pausa di un anno) da ormai cinque anni.
Sono stanca di fare solo questo. Ho voglia di fare altro, di riscoprire la voglia e l'entusiasmo di fare anche altro.
Tipo andare al lavoro, andare abitualmente dalla parrucchiera, uscire più spesso la sera, trovare del tempo per me, solo per me.
A fine anno, non ho tirato le somme, ho semplicemente ringraziato il Padre Eterno per quello che mi ha dato e non l'ho maledetto per ciò che mi ha tolto. Il problema è che oggi ci sei, domani chissà.
Voglio assaporare la mia vita giorno dopo giorno, ora dopo ora,  assaporando le gioie che mi circondano, mio marito, le mie figlie, i miei genitori, i parenti che mi fanno sentire amata, coccolata, magari qualche amica.
Ho deciso di tener lontano da me cose e persone negative. Si, lo ammetto mi sono un pò incattivita. Ho capito che in alcune persone non c'è nulla di buono, che in fondo la cattiveria, l'invidia, la maignità esiste...ed è proprio nelle persone che ci stanno vicine.
L'ho capito un pò tardino, però ora che ho individuato tali persone, ne sto alla larga.
Non voglio nulla di più, che vivere le persone belle e vere, come si dice meglio pochi ma buoni, buoni di cuore.

Non capisco perchè parto con l'idea di scrivere un post e poi ne scrivo un altro completamente diverso.
Volevo dire che quest anno me lo voglio godere, senza ansie, serenamente, cambiando anche alcuni lati del mio carattare.
Iniziare a fregarmenne, a non progettare, a fare cose che mi piacciono e mi fanno star bene.
E poi il mio motto, TRATTA COME TI TRATTANO...CHE NON E' MAI SBAGLIATO!
Tra qualche giorno ritornerò regolarmente a lavorare, dopo circa 18 mesi. Lo ammetto non vedo l'ora.
Non è quello che sogno di fare nella vita, ma questo è e per ora va bene così.
La pupetta ha iniziato ad andare al nido. Per ora siamo ad un'ora al giorno e quando vado a prenderla scoppia in pianti disperati, si emoziona nel vedermi, povera piccola amore di mamma.
Avrei voluto smettere di allattarla, ma credetemi è tanto difficile, e poi ora vive la fase 'abbandono', non posso anche toglierle le sue adorate tatte (una via di mezzo tra latte e tette hahhaahah).
Che dire, si fa quel che si può, io per ora speriamo che me la cavi!!!

lunedì 19 settembre 2011

Il primo incontro.

Il titolo del post, si riferisce a due episodi accaduti in questi giorni.

1.
Il primo incontro con le maestre della scuola dell'infanzia ( è questo il nome esatto?).
Ero certa di sbagliarmi, ma da brava mamma, fingevo che sarebbe andato tutto bene.
Eh si, le mie sono abituate, sono state al nido, hanno già subito la fase distaccodamammà, sono certa che non piangeranno, questo mi dicevo.
Sticazzi!!!
In effetti, si va all'asilo tranquillamente col sorriso stampato in faccia, si entra, si salutano le maestre e dopo il bacio bavoso io cerco di uscire, noncurante della Polpina che si attacca alla mia maglia, e mi segue ovunque. La Polpona cerca inutilmente di distrarsi, inizia a giocare, ma poi vedendomi ancora lì, impossibilitata ad andar via, corre da me e si attacca dall'altra parte della maglia.
Le maestre (poverine) non sanno che pesci prendere. Su 26 bambini (non più 24, se ne sono aggiunti 2 dell'altra sezione), ne piangono almeno 15. Un delirio. Qualcosa di inspiegabile.
Non parliamo delle mamme, per carità. Rimangono lì per tutto il tempo, non rendendosi conto che la loro presenza non migliora la situazione.
Io sono per il "bacio (col sorriso), lascia e fuggi", anche perchè so che le mie Polpette piangono solo per cinque minuti, condizionate dal pianto degli altri bambini e dalle coccole (inutili) delle altre mamme.
Tutto sommato non va proprio male, io sono serena, perchè quando vado a riprenderle, le trovo felici ed entusiaste, con tanta voglia di raccontarmi che hanno fatto il trenino, che hanno ballato e mangiato i crackers.
Certo sarei più contenta se loro mi salutassero sorridenti, se mi dicessero "ciao mammina, vai al lavoro e dopo vienici a prendere, noi siamo felici quì", ma tantè! (in realtà la Polpona il primo giono me l'ha detto, ma solo il primo giorno).

2.
Non ne ho mai parlato, ma in realtà lo avevo accennato qui.
Con lei non sono riuscita a chiarire, se n'è andata troppo presto, troppo giovane, la mia Amica.
E mi è rimasto il rimpianto. Mi dicevo spesso -ho sbagliato con lei, non posso sbagliare con lui, devo fermarlo, parlarci, chiarire-
Puntualmente lo incontravo per strada, lo evitavo, un timido saluto e cambiavo strada. Mi odiavo per questo. Parlavo spesso con me stessa (da ricovero, lo so), chiedendomi il perchè. Non riuscivo a darmi una risposta, mi dicevo semplicemente che mi vergognavo (di che poi?).
Non era orgoglio, è una caratteristica che non mi appartiene, forse era paura del rifiuto.
Se Andrea avesse avuto un account su fb, forse sarebbe stato più facile, ma non ce l'ha.
Se io avessi avuto il suo numero di cellulare, gli avrei mandato un sms, giusto per rompere il ghiaccio.
Intanto, stamattina dopo aver parcheggiato vicino al cancello dell'asilo, mentre aiutavo le Polpette a scendere dall'auto, lo intravedo, lui mi guarda e io che faccio? Rimetto la testa in auto per prendere gli zainetti. Lui mi viene incontro, mi chiama. Imbarazzo totale!
Io gli vado incontro e gli do due baci con un sorriso da ebete. Succede che quando sono particolarmente imbarazzata, inizio a parlare (spesso di cose insensate), come se volessi far capire al mi interlocutore che sono tranquilla e serena. E' successa la stessa cosa stamattina.
Lui mi interrompe e mi fa: "Sai, volevo parlarti. L'altra sera, ti ho vista alla Messa di lutto di Rosalba, mi ha fatto davvero piacere, non pensavo di trovarti lì".
Io, con la voce tremante gli ho risposto che avrei voluto fermalo, per scambiare due chiacchiere, ma che la mia timidezza mi ha sempre bloccata. Gli ho detto che la sogno spesso e lui mi ha risposto che è tutto apposto, che è tutto chiarito, che lei è nel mio cuore ed io nel suo. Dopo pochi minuti ci siamo salutati con la promessa di rivederci per prendere un caffè insieme.

Sono felice, anche se credo che avrei potuto dirgli tante cose, il tempo era poco, l'imbarazzo e la commozione tanta.
Rosalba non c'è più (almeno fisicamente), ma a me rimane Andrea, suo marito, il mio ex migliore amico, il ragazzo a cui raccontavo i miei segreti, l'uomo che oggi a soli 35 anni è vedovo con tre figli piccoli. Ed io non me lo voglio far scappare, perchè quel ragazzo timido e introverso di 10 anni fa, oggi è un uomo maturo, che ha tanto bisogno d'affetto, perchè Rosalba non torna più, ma noi due, possiamo farla vivere attraverso i nostri ricordi.

mercoledì 22 settembre 2010

Piano piano ci inseriamo.

La nostra avventura è cominciata.
Già ieri, con la scusa di voler incontrare la segretaria, sono ritornata al nido, portando con me le Polpette. I primi due giorni, ho fatto l'inserimento a modo mio. Non mi andava di lasciarle lì, di punto in bianco, lo vedevo come un distacco drastico, violento. Allora ho pensato di recarmi nella struttura con le Polpette, far conoscere loro il luogo, i bimbi, le suore, in mia presenza. La Polpona, fin da subito si è inserita, dimenticandosi completamente di me. La Polpina invece, è rimasta attaccata alle mie gambe, senza nessun interesse per i giochi e per gli altri bimbi.
Oggi era la giornata decisiva. Avrei dovuto lasciarle per un'ora sole, senza di me.
Siamo arrivate al nido e le due pesti litigavano sul da farsi:

Io: adesso andiamo all'asilo (
mi piace chiamarlo così), dai bimbi.
Polpina (p): no atilo.
Io: va bene, allora andiamo a fare una passeggiata.
Polpona (P): no passeggiata, atilo io, giocale coi bimbi. p: no, patteggiata co mamma, Iaia e Lella.
P: noooooo, dai bimbiiiiiii

Tra una chiacchiera e l'altra siamo arrivate davanti al portone. Siamo salite su e la Polpona come previsto, ha iniziato a giocare. La Polpina si è attaccata a mò di cozza allo scoglio, non mi lasciava e piangeva. La suora l'ha presa in braccio, lei si dimenava, ma io sono andata comunque via.
Non vi dico che cosa ho provato. Solo chi ci è passata o sta vivendo in questi giorni l'inserimento, mi può capire. Camminavo per strada col mio passeggino gemellare vuoto, trattenevo le lacrime, le gambe mi tremavano. Volevo solo piangere e i battiti del mio cuore erano accelerati.
Ed ora che faccio? Come si fa ad aspettare che passi un' ora in queste condizioni?
Sono entrata in un negozio di abbigliamento, ma nulla mi interessava. Sono andata in municipio a fare i certificati di nascita che serviranno lunedì per l'iscrizione definitiva. Infine sono entrata in Chiesa. E lì i miei dotti lacrimali hanno avuto modo di far scendere le lacrime che avevo trattenuto fino a quel momento. Piangevo come una bambina.
Ma si può? Temevo di essere vista da qualcuno, perchè qui si sa, il paese è piccolo e la gente mormora. Ho pregato per le mie figlie e ho chiesto scusa a Dio, perchè ero consapevole di fare richieste assurde, rispetto a quelle che fanno persone che soffrono davvero. Mentre pregavo mi squilla il cellulare (che avevo lasciato in borsa, fuori dalla Chiesa). Esco ed era Paponzo. Pur non vedendomi, avrà capito tutto dal mio tono di voce. Mi ha consolata, mi ha consigliato di non riprendere le Polpette prima di un'ora, visto che era mia intenzione andare molto prima. Mi sono tranquillizzata. Sono entrata in un chioschetto e ho comprato due bustine di caramelle gommose da dare alle piccole.

Mancava ancora un quarto d'ora, il tempo non passava mai. Mi sono seduta su una panchina che si trova sotto al nido. Lì ho incontrata il mio maestro delle elementari. Abbiamo fatto due chiacchiere e dopo dieci minuti ho citofonato. Sono entrata senza farmi vedere dalle Polpette.
La Polpona giocava tranquilla, la Polpina non c'era. Cacchio -ho pensato- sarà successo qualcosa . Ed invece era in bagno, la mia piccola grande donna, aveva chiesto alla suora di andare in bagno. Quando mi hanno vista, mi sono corse incontro, abbracciandomi fino a farmi male. Erano felici, serene. Con grande stupore ho appreso che la Polpona, dopo qualche minuto, era esplosa in un pianto inconsolabile. Aveva pianto più della sorella. Mi ha fatto piacere vedere che entrambe, con grande entusiasmo, mi volevano raccontare che cosa avevano fatto.
La Polpina in particolare:
mamma vedi, mangiato Lella, pollo, tutto tutto, vedi, seduta qui, Iaia qui e Lella pule. Fatto pipì Lella, veni vedele, bagno, vedi, qui fatto Lella. Mamma vedi, bimbi, giocale.
Era davvero tutta contenta e il mio cuore ha iniziato a regolarizzare i battiti. Ho tirato un sospiro di sollievo, ho pensato che per oggi era fatta e che domani sarà un altro giorno.
Ma è stato molto difficile, lo sarà anche nei giorni prossimi, ma non mollo, anzi noi non molliamo, stringiamo i denti e andiamo avanti, nella convizione che questa è la strada giusta per tutte e tre, è un cammino di crescita che io e le mie figlie dobbiamo percorrere, tenendoci per mano.

p.s. ma in un nido si può far pranzare i bambini alle 11? A me pare un pò prestino....

lunedì 20 settembre 2010

Il fatto è che.....mi faccio troppe domande.

-Che sarà della mia vita?
-Devo riprendere il lavoro. Chi fine fanno le mie Polpette?
-Non ho molte alternative: le porto dalle suore?
-Come faccio a superare la fase del distacco?
-Piangeranno loro o forse piangerò più io?
-E se non si trovano bene?
-E se piangono tanto da diventare viola?
-E se provano quel senso di abbandono?
-Le suore saranno in grado di badare alle mie figlie meglio di me?
-Ce la posso fare?

Queste e tante altre le domande che rimbombano nella mia testa.
Mi sento in bilico, mi ripeto che non sono la prima nè l'ultima mamma che porta le proprie figlie al nido, ma non mi do pace. I sensi di colpa prendono il sopravvento. Lo so, non ho colpe, è giusto così, ho dato il massimo per loro in questi due anni, le lascerò in buone mani, sarò felice io e lo saranno ancor di più loro. Ma nonostante tutto, soffro. Soffro come un cane bastonato all'idea di lasciare le mie Polpette urlanti in un luogo sconosciuto, in mani estranee. Mi sento il cuore a pezzi, mi ripeto che deve essere così, è giusto così, loro crescono, le esigenze cambiano e cambiamo un pòanche noi.
E allora rimando. E rimando. E rimando.
Il fatto è che, oltre a farmi tante pippe mentali, ho sempre temuto i cambiamenti. Poi mi abituo facilmente, mi adatto, ma all'inizio tutto mi spaventa, vado in ansia, ansia quasi patologoca.
Ma una decisione la devo prendere, ragion per cui, questa mattina ho deciso di ritornare dalle suore (ormai mi conoscono troppo bene), con la scusa di sapere se rispetto all'anno scorso ci fossero stati dei cambiamenti. Ho deciso di portare con me le Polpette, per vedere la loro reazione alla vista delle suore, degli altri bimbi e dei mille giochi che ci sono. Giusto per far sì che loro familiarizzassero un pò con il nuovo ambiente.
Siamo salite al primo piano, siamo entrate nell'aula giochi e come avevo previsto, la Polpona si è subito dimenticata di me, iniziando a giocare e a conoscere gli altri bimbi, mentre la Polpina è rimasta in disparte, attaccata alla mia coscia.
Io sono salita al secondo piano, perchè cercavo la Madre Superiora (M.S.), e ho lasciato le Polpette giù al primo. Sono state tranquille, ma con loro c'era anche mio padre. Nonostante tutto, la Polpina non ha toccato nenache un gioco, si è limitata ad osservare curiosa e forse anche un pò spaventata.
La M.S. mi ha subito riconosciuta:
M.S: ma noi ci conosciamo già....lei è la mamma delle gemelle!
IO: essì, sono già stata altre volte, ma per diversi motivi ho rimandato l'iscrizione.
M.S.: si c'è posto, puoi portarle anche domani.
IO: come???? domani???? no vabbè facciamo che al limite mi organizzo per lunedì.
M.S.:se tu vuoi, domani le porti per un'ora, poi le vieni a riprendere, se poi piangono troppo, ci lasci il numero di telefono e vieni prima?
IO: cioè? io le lascio subito e vado via?
M.S.:certo, puoi rimanere 2, 3, 5 minuti, ma poi devi andare, se no non si abituano.
IO: ma piangeranno, io veramente vorrei poter star con loro più di cinque minuti
M.S: no, i bambini devono piangere, è giusto così, all'inizio piangono, ma poi si calmano e si divertono, perchè facciamo attività, balliamo, giochiamo. Devi stare tranquilla, portale domani per un'ora.
IO: non so domani, così su due piedi, non so.....
M.S.: vedrai che poi non vorranno più andare via, all'inizio piangono per rimanere, alla fine piangono perchè non vogliono andare via.

Il colloquio tra me e la M.S. è stato più o meno questo, lei mi ha rassicurata, ha alle sue spalle una lunghissima esperienza, mi fido, ma il problema rimane.
Ora non so se domani le porterò, ma sta di fatto che alle 10 ho appuntamento con la segretaria, quindi penso che le porterò con me, le lascerò in aula e salirò su in segreteria. La differenza tra oggi e domani è che ci vado sola, non porterò con me nonno Erre e loro rimarranno sole, senza di me almeno per mezz'ora, io comunque starò lì, nella stessa struttura e al limite potrò sentire i pianti disperati della Polpina che già so piangerà disperatamente.
Oh mamma che tristezza, non ce la posso fare!!!!